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Perché discutere di Spazio pubblico

Stando alla fenomenologia ‘banale’ della città di oggi, quale ad esempio ci è offerta dalla lettura dei quotidiani locali, lo spazio pubblico pare essere diventato un problema. In molti casi – quartieri, orari, caratteristiche sociali di quanti questo spazio frequentano -, sembra addirittura essere diventato “il” problema.
Da un lato, e in specie nella città antica o comunque esistente, lo spazio pubblico, che dovrebbe essere universalmente appartenente ad ogni cittadino, si trova sempre più ad essere oggetto di contesa da parte di gruppi sociali e generazionali i cui interessi spesso divergono radicalmente – come pure i tempi ei modi di fruizione di quello spazio. In breve, i più deboli e meno ‘integrati’ fra questi gruppi, finiscono per essere classificati nella generica quanto relativamente inedita (a un tempo inquietante e rassicurante) categoria del ‘degrado sociale’. La loro stessa presenza nello ‘spazio pubblico’ è immediatamente percepita come aumento dell’insicurezza, e cortocircuitata come problema di pubblica sicurezza e ordine pubblico.
In breve, un luogo che ricordiamo come popolato dal libero gioco dei bambini si è trasformato in una sorta di giungla in cui è pericoloso avvenutrarsi privi di scorta.
D’altro lato, ma in diretta conseguenza del ‘cortocircuito’ descritto, la tendenza generale che ispira le soluzioni studiate per la soluzione del ‘problema’, in Italia e altrove, è quella di escogitare uno spazio pubblico che è in realtà ‘privato’ – e come tale gode di tutti privilegi, in tema di sicurezza integrativa, sistemi di controllo, barriere all’accesso degli indesiderabili, ecc., di cui nel frattempo si vanno dotando i quartieri residenziali ‘all’avanguardia’ – ovvero pensati per creare isole di sicurezza in quella che è stata definita la ‘società generale del rischio’. Il saggio di Anna Minton ricostruisce efficacemente questi processi, e gli sviluppi che hanno seguito nel corso del tempo.

Ma, poiché il tema dello ‘spazio pubblico’ si presenta gravido d’implicazioni, ed è per eccellenza origine e metafora dello spazio civile o democratico, abbiamo voluto cercare di fornire anche altri stimoli, a sottolineare come allo spazio pubblico si possa guardare da una quantità di approcci diversi – urbanistico, architettonico, sociologico, psicologico, politico, religioso, etnografico, ecc. -, che abbiamo tentato di suggerire attraverso le coppie di opposti denominati ‘antinomie chiave’ – ciascuna delle quali rimanda a un ‘confine’. In questo senso originario del ‘confine’, più o meno visibile o percepibile altrimenti, riteniamo siano tuttora all’opera la categorie arcaiche di puro ed impuro, di sacro (separato) e pro-fano. Paradossalmente, la città di oggi, fortificata, se così si può dire, anche del proprio diffuso disincanto, si trova suo malgrado e a sua insaputa a conservare (anzi: forse, a non aver mai smesso di farlo) caratteri di una sacralità ben più remota delle grandi religioni monoteistiche, in cui al termine ‘sacro’ venivano annessi significati di separatezza e pericolo. Secondo quanto ha scritto Eva Cantarella,

Il re Numa… stabilì che,«se qualcuno avesse tolto o spostato i confini fosse sacro al dio». …La sacratio era una sanzione antica. Secondo alcuni sarebbe stata addirittura la prima pena prevista dal diritto penale romano: e generalmente si ritiene che fosse una pena di morte.

Non può sfuggire l’analogia tra il provvedimento previsto dalle prime radici del diritto romano, e l’odierna ‘sacratio’, operata attraverso lo stigma sociale e mediatico, la criminalizzazione fino a prova contraria (e dunque il rischio diffuso di perdita sostanziale dello spirito dell’ habeas corpus), infine, con la politica dei fogli di via che troppo spesso è individuata come soluzione al problema dei senza fissa dimora.

*Si ringrazia Claudio Santori per la gentile concessione delle immagini da lui eseguite - www.claudiosantori.it


É difficile definire che cosa sia lo spazio pubblico, non ultimo perché ci sono, e ci sono sempre stati, molto pochi spazi davvero pubblici. In quanto concetto, lo spazio pubblico si può far risalire sino all’ agora Greco, mentre nel corso della storia si identifica via via nel foro, nei parchi, nel green di villaggio, nelle piazze civiche e del mercato, nelle strade...


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